Come penso tutti sappiano, alle 20.30 di avantieri c'è stato il classico discorso di fine anno del presidente della Repubblica a reti unificate.
Un ragionamento semplice, per coloro che hanno avuto la voglia di ascoltarlo. Sempre che si possa chiamare ragionamento: perché più che altro si trattava di un insieme di piccoli discorsetti predicanti spirito, abnegazione e sacrificio. Piccole giustificazioni e parole che lasciavano sottintendere un cambiamento che, in realtà, non si è visto affatto.
Tutto ciò ovviamente senza possibilità di replica. Il presidente della repubblica è liberissimo di fare il suo discorso, ma che almeno non dica castronerie e non difenda un sistema a dir poco vergognoso, sia a destra che a sinistra, che ha contribuito in questi trent'anni a portare l'Italia qui dov'è ora (ma d'altronde cosa possiamo aspettarci, in fondo anche Napolitano faceva parte di quella classe politica, attaccare i ladri per lui significherebbe contraddirsi).
La gente si è stufata di sentirsi dire che c'è bisogno di sforzo e fiducia nella classe politica per uscire dalla crisi: come si può avere fiducia in una classe dirigente che ci ha portati sul baratro e poi si trova ancora al Parlamento a scannarsi, facendo finta che non sia successo niente e dando la colpa allo schieramento rivale (come se ci fossero ancora una vera destra e una vera sinistra in Italia)?
Come si può pretendere che nel nostro Paese ci si possa fidare di coloro che sono stati i distruttori della nazione e che hanno pensato esclusivamente a guadagnare il più possibile e il più a lungo possibile da quei benefici spropositati che gli vengono offerti?
Noi avremmo fiducia nella classe politica se questa fosse stata totalmente rinnovata, se non fossero stati lasciati sui banchi del Parlamento quei relitti che si trovano lì da decenni, scarti della Prima Repubblica che ne hanno ereditato tutti i principali difetti. Invece no,
sono state solo parole: in realtà il cambiamento è stato di facciata, basta. Monti al posto di Berlusconi, nuovi ministri rispetto ai precedenti. Poi però avremmo voluto qualche cambiamento vero: la patrimoniale; una legge elettorale nuova in modo da far scegliere veramente ai cittadini chi mandare in Parlamento; un radicale cambiamento dei vertici e dei direttori della Rai per offrire veramente un servizio pubblico imparziale, in modo da nuon influenzare il giudizio di milioni e milioni di persone; un secco "no" a dei progetti che manderanno il Paese in grandi difficoltà economiche e che, soprattutto, non servono a un bel niente (vedi TAV, una fesseria colossale da 22 miliardi di euro, quanto una manovra per cui si chiedono sacrifici spropositati alla popolazione).
E invece niente di tutto questo, anzi: subito Passera e Clini hanno dichairato che la TAV è essenziale, Monti dice alle conferenze che se lo spread è salito non è colpa sua (ci ricorda un certo Berlusconi) e che per quanto riguarda la legge elettorale ci penseranno i partiti, poi si fa una manovra che va a colpire i soliti onesti (per il governo fessi). Ma stiamo scherzando? E poi ci viene chiesto di avere fiducia? Napolitano, non continuare anche tu a favorire una presa in giro che va avanti da tanto, troppo tempo.
Puoi anche dire che non c'è futuro senza fiducia nella politica: il problema è che questa classe politica non deve avere un futuro.
E' troppo facile dichiarare di comprendere le difficoltà dei lavoratori quando si è stati una vita lì, a guadagnarci da quei giochetti. Suona anche falso, parole vuote belle da sentire ma niente più.

Sono rimasto stupito in negativo anche da ciò che ad un certo punto ha detto, sempre il presidente della Repubblica, durnate il suo discorso: ovvero che bisogna essere felici di come l'Italia non sia stata estranea a "partecipazioni di pace umanitaria". Ebbene, io sono invece deluso di come l'Italia abbia partecipato a degli interventi che sono satte delle vere e proprie guerre a fini commerciali, che puntavano e puntano tuttora (vedi Libia) a rendere i territori attaccati dei semplici protettorati dell'Occidente. Guerre compiute senza una ragione morale, sbandierata ai quattro venti, che hanno portato alla morte di migliaia di civili innocenti (oltre ai soldati). Resto deluso nel constatare che l'Italia, nel bel mezzo di una crisi economica mondiale ed europea come non la si vedeva dal 1929, spende miliardi per costruire degli F35 invece di tutelare i precari, i cassintegrati, puntare sul lavoro, sulla sanità e sulla scuola.
Di cosa dovrei essere fiero, presidente Napolitano? Anche in questo caso lei parla dalla sua comoda poltrona ma se avesse fatto parte della popolazione innocente che ha visto il proprio territorio invaso e devastato credo che avrebbe avuto idee diverse su queste "spedizioni di pace"
CONCLUSIONI
Insomma, un discorso senza grandi paroloni, dove non si corre il rischio di perdersi in chissà quali pensieri astrusi. Però il fatto che si vada a difendere una classe politica inadempiente e che si chieda fiducia nei confronti di un governo - tecnico o meno - che non ha fatto nulla di ciò che doveva e anzi finora ha contribuito a mantenere la situazione stagnante e sbilanciata a favore della casta suscita solamente fastidio.
Perché siamo stati presi in giro abbastanza in questi anni, non c'è bisogno che ci si metta anche il Presidente della Repubblica l'ultimo giorno dell'anno. Se poi si vede che a parlare è una persona che sa bene come vanno le cose nel sistema, avendone fatto parte per decenni, ci viene da pensare che anche Napolitano sia uno dei tanti, certo più dignitoso del Berlusconi di turno (e proprio questo gli ha permesso di arrivare al Quirinale), ma pur sempre uno dei tanti. E non vorremmo che anche Napolitano si schieri a favore di questa classe politica, in difesa di un sistema che non accetta di perdere tutti i privilegi guadagnati nel tempo. Purtroppo, tutto ci fa pensare che invece è proprio così. E non fa piacere.